Nel contesto economico attuale, la competitività dell’impresa non dipende più soltanto dalla qualità del prodotto o del servizio offerto, ma anche dal livello di affidabilità che l’azienda riesce a trasmettere al mercato, agli istituti di credito, alla Pubblica Amministrazione e agli stakeholder in genere. In tale prospettiva, il rating di legalità rappresenta uno strumento di particolare rilievo, in quanto consente di valorizzare l’impresa che adotta comportamenti improntati alla correttezza, alla trasparenza e alla conformità normativa.
Il rating di legalità è un indicatore rilasciato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato su richiesta dell’impresa. Esso attesta il possesso di determinati requisiti di integrità e affidabilità ed è destinato alle imprese che operano in Italia, risultano iscritte da almeno due anni al Registro delle imprese e raggiungono una soglia minima di fatturato (2 milioni di euro). La sua funzione non è meramente formale: si tratta, infatti, di un elemento reputazionale e competitivo che può incidere concretamente nei rapporti con banche, enti pubblici e mercato.
Sotto il profilo operativo, il rating si articola in un sistema “a stellette”, con un punteggio base che può essere incrementato in presenza di ulteriori requisiti premiali. Per ottenere il livello iniziale, l’impresa deve dimostrare, tra l’altro, l’assenza di situazioni ostative in capo ai soggetti apicali e il rispetto di obblighi significativi sotto il profilo fiscale, contributivo, retributivo, della sicurezza sul lavoro e della tracciabilità dei pagamenti. Il punteggio può poi crescere qualora l’impresa adotti presidi organizzativi più evoluti, codici etici, protocolli di legalità, modelli organizzativi ex d.lgs. 231/2001 o ulteriori strumenti di controllo e prevenzione del rischio.
Per le imprese, il primo vantaggio del rating di legalità è di natura reputazionale. In un mercato nel quale la selezione degli operatori avviene sempre più anche sulla base dell’affidabilità, il possesso del rating costituisce un segnale sintetico ma altamente qualificante. L’impresa che ne è dotata comunica all’esterno di aver adottato una governance attenta alla legalità, alla corretta amministrazione e alla prevenzione delle criticità. Questo può tradursi in un miglior posizionamento competitivo, in una maggiore attrattività verso partner commerciali e finanziatori e in un rafforzamento complessivo dell’immagine aziendale.
Un secondo profilo di interesse riguarda l’accesso al credito. Il rating di legalità è infatti destinato a rilevare anche nelle istruttorie bancarie. In concreto, la sua presenza può favorire tempi di valutazione più rapidi, una riduzione dei costi istruttori e, in diversi casi, condizioni economiche più favorevoli nella concessione o nella rinegoziazione del finanziamento. Si tratta di un aspetto di particolare importanza per le imprese che intendono presentarsi al sistema bancario con un assetto più solido e maggiormente credibile sotto il profilo organizzativo e comportamentale.
Il rating assume rilievo anche nei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Nei bandi e nelle procedure pubbliche, infatti, esso può costituire elemento premiale, traducendosi in punteggi aggiuntivi, preferenze in graduatoria o altre forme di valorizzazione. Per le imprese che operano o intendono operare nel settore degli appalti, si tratta quindi di uno strumento che non va letto soltanto in chiave reputazionale, ma anche come fattore concretamente idoneo a incidere sulle opportunità di accesso al mercato pubblico.
Di particolare interesse è poi il collegamento tra rating di legalità, modello 231 e adeguati assetti organizzativi. L’esperienza applicativa dimostra infatti che il rating non rappresenta un istituto isolato, ma si inserisce in una logica di compliance integrata. L’adozione di modelli organizzativi efficaci, la mappatura dei rischi, la formalizzazione delle procedure, la segregazione delle funzioni, la tracciabilità dei flussi e il rafforzamento dei controlli interni sono tutti elementi che, oltre a migliorare la struttura dell’impresa, agevolano il percorso di accesso e mantenimento del rating. In questa chiave, il rating diventa non soltanto un “riconoscimento”, ma l’esito di una più ampia evoluzione organizzativa dell’azienda.
Per molte imprese, il vero valore del rating di legalità risiede proprio nella sua capacità di fungere da indicatore sintetico di qualità organizzativa. Non si tratta soltanto di rispettare la legge, ma di dimostrare di aver costruito un sistema aziendale capace di prevenire le criticità, presidiare i rischi e dialogare in modo più efficace con il mercato e con le istituzioni. In un quadro normativo sempre più orientato alla prevenzione e alla responsabilizzazione degli organi gestori, investire in legalità e in assetti adeguati non è più una scelta residuale, bensì una decisione strategica.
Pertanto le aziende che scelgono di dotarsi del rating di legalità non acquisiscono soltanto un attestato, ma intraprendono un percorso di consolidamento organizzativo e reputazionale che può generare vantaggi concreti in molteplici ambiti. Per questo motivo, valutarne tempestivamente l’adozione significa, oggi, investire in affidabilità, continuità aziendale e valore competitivo.
Da questo punto di vista, il ruolo del commercialista è centrale. Il professionista può assistere l’impresa nella verifica preliminare dei requisiti, nella ricognizione delle eventuali aree di debolezza, nella costruzione dei presidi organizzativi necessari, nella predisposizione della domanda e nel monitoraggio successivo ai fini del mantenimento del rating. La consulenza, dunque, non si limita all’adempimento formale, ma si estende alla progettazione di un percorso di rafforzamento complessivo dell’impresa, con benefici che investono la governance, il credito, la reputazione e la capacità competitiva.
